Ecofuturo: un festival per investire nell’innovazione

EcofuturoLa settimana scorsa, sono andata al festival Ecofuturo. Devo dire che ero molto curiosa di capire di cosa si trattava, dato che me ne aveva parlato un amico e mi aveva incuriosito fin da subito.

Il festival è durato una settimana dal primo al 6 settembre ad Alcatraz, l’università indipendente fondata da Jacopo Fo.

Devo dire che il luogo dove si trova Alcatraz e l’ecovillaggio ad essa collegato mi hanno davvero incantato. Ci si trova immersi nel verde delle colline vicino a Gubbio, tra arte natura e animali selvatici.

Finché passeggiavo durante una pausa ho visto due fagiani e appena salita in macchina per ritornare a casa, mi ha attraversato la strada un capriolo!

Nonostante la completa immersione nella natura si è perfettamente collegati con il mondo attraverso connessione wi-fi e penso che questo sia davvero un vantaggio anche per chi ha deciso di abitare nell’ecovillaggio, dato che gli permette di essere connesso con il mondo e magari anche di lavorare da casa.

Ma veniamo al festival: presa da diversi impegni lavorativi, ci ho potuto partecipare solo il 2 di settembre nella giornata dedicata prevalentemente alla bioarchitettura che come sai è un argomento che mi interessa e mi appassiona.

Durante la mattinata ci sono state diverse tavole rotonde con ospiti davvero di eccezione e nel pomeriggio sono stati approfonditi alcuni degli argomenti trattati al mattino.

Un modo di vivere alternativo

Si è parlato di ecovillaggi, della filosofia che sta dietro al decidere di abitare in una comunità, al di fuori dalla città, in un ambiente naturale, dove i ritmi sono completamente diversi da quelli a cui siamo abituati.

La base di vivere in questi villaggi sta nel condividere tutto: esperienza, cibo che spesso viene auto coltivato, problemi, soluzioni, spazi.

A parlarcene Gabriella Oliva di “Tempo di Vivere”, un ecovillaggio in provincia di Modena e il sociologo di fama mondiale Karl Ludwing Schibel, presidente dell’alleanza per il Clima Italia.

Si è parlato anche di una serie di proposte di legge per normare la vita in ecovillaggio che, di fatto è una comunità il cui obbiettivo è l’autosufficienza dei propri membri dal punto di vista economico, e sociale, il tutto nel pieno rispetto della natura, del costruire sano e naturale, cercando di essere il più indipendenti possibile dall’uso di fonti energetiche fossili, privilegiando fonti alternative.

Fonti energetiche 100% ecologiche e a basso costo

E a proposito proprio di fonti alternative, Antonio dell’Ecovillaggio “Tempo di Vivere” ci ha introdotto a un nuovo modo di produrre energia per la nostra casa ed essere indipendenti al 100%.

Si tratta di un sistema per la produzione di acqua calda che esiste dal 1970 ma di cui pochi conoscono i vantaggi. Tra l’altro di tratta di un sistema anche molto economico che sfrutta dei materiali di scarto che altrimenti dovrebbero essere bruciati.

Sto parlando del Thermocompost ossia un vero e proprio compost di ramaglie o scarti da materiali legnosi. In pratica attraverso il processo di compostaggio si innalza il calore della massa legnosa che compone il cumulo e se si immergono dei tubi all’interno del compost, si può scaldare l’acqua che si trova dentro i tubi fino a 60 °C.

Quest’acqua può essere utilizzata come acqua calda sanitaria per lavarsi oppure, come acqua per il riscaldamento.

Dal compostaggio oltre a produrre calore, si hanno anche altri vantaggi: la produzione di biogas che può essere usato per produrre elettricità o ancora energia termica e dell’humus ad alto contenuto di carbonio ossia un ottimo fertilizzante per l’agricoltura.

Il funzionamento di un compost del genere permette dunque di riutilizzare i rifiuti dell’agricoltura, che spesso non sappiamo dove buttare, rifiuti che sono magari facilmente reperibili nelle vicinanze e quindi a Km 0.

Basta pensare a paesi in collina, dove l’agricoltura locale fornisce una serie di scarti derivanti dalla coltivazione di viti e olivi, scarti che gli stessi coltivatori hanno difficoltà a smaltire dato che è vietato bruciarli, scarti che potrebbero facilmente essere utilizzati per riscaldare scuole o edifici pubblici.

Ricordo che ormai cinque anni fa avevo fatto visita proprio a un borgo sulle colline Veronesi: Badia Calavena, dove con gli scarti della lavorazione e della potatura delle viti si riscaldava la scuola elementare, il municipio e la biblioteca.

In quel caso però l’energia veniva prodotta da una caldaia a biomassa, quindi attraverso un processo di combustione.

Nel caso del Thermocompost, non vi è alcun processo di combustione e di conseguenza non si produce nessuna emissione di CO2.

La casa del futuro 100% naturale e autosufficiente

Poi è stata la volta delle case in paglia e della canapa, utilizzata come materiale isolante.
Come spesso accade quando si parla di case di paglia, all’immaginario collettivo viene subito in mente la casa dei tre porcellini.

In realtà la casa di paglia è costituita da un’ossatura in legno, ossia un telaio in legno degno delle più moderne case antisismiche di cui negli ultimi anni abbiamo sentito sempre più parlare.

Una volta realizzata l’ossatura in legno, questa viene tamponata con balle di paglia, quelle che venivano fatte una volta ossia di forma rettangolare non rotonda.

balle di pagliaCome saprai la paglia ha delle ottime qualità di isolamento estivo e invernale e in più come la canapa ha un elevata igroscopicità ossia un’elevata capacità di assorbire umidità e rilasciarla piano piano nell’ambiente, quando è necessaria.

Abbiamo visto un esempio di villette a schiera costruite in legno e paglia a Fano, dalla forma moderna e architettonicamente di alta qualità.

In case di questo tipo, l’impianto di riscaldamento quasi non serve, visto che l’involucro è molto performante e di conseguenza ci si avvicina alle prestazioni di una casa passiva, ossia una casa che non ha necessità di essere riscaldata o raffrescata.

Si è parlato anche della canapa, che si sta facendo conoscere sempre di più come isolante per la sua biocompatibilità e le performance sia invernali che estive e di cui di recente ho consigliato l’utilizzo per una riqualificazione energetica di una abitazione anni ’60.

L’importanza di aggiornarsi

Andare a queste manifestazioni è fondamentale per capire cosa c’è di nuovo, cosa sta cambiando e cosa ci aspetta nel futuro.

Tutti spunti necessari per fornire sempre il massimo a chi si affida a Progetto Biocasa, in modo che possa attingere sempre alle migliori soluzioni disponibili sul mercato.

Soluzioni che possono migliorare la casa sotto l’aspetto energetico ma non solo. Infatti, permettono di prestare attenzione anche all’aspetto ambientale, in modo da vivere in una casa più sana e naturale.

Perciò se anche tu stai pensando di sistemare casa, hai dei dubbi e vuoi capire quali potrebbero essere le soluzioni giuste per il tuo caso, lascia i tuoi contatti questa pagina e verrai ricontattato il prima possibile così da capire assieme il modo migliore per risolvere la situazione.

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• Basta affidarsi a installatori e tecnici che non sanno quello che fanno
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