Chi fa da sé, paga per tre: gli errori del cappotto termico.

Chi fa da sé, paga per tre: gli errori del cappotto termico.Spesso capita di ricevere delle richieste di consigli sul materiale da utilizzare nella realizzazione di un cappotto termico e riguardo al suo spessore, pensando che poi di tutto il resto si occuperà l’impresa.

C’è addirittura chi contatta direttamente l’impresa la quale cercherà di ottenere il lavoro proponendo un preventivo migliore rispetto ai suoi competitors, e per farlo potrebbe proporre un materiale e uno spessore non adatti all’abitazione da isolare.

Ho pensato, quindi, di proporre un esempio pratico, per mostrare una delle mie consulenze, in modo da mettere in evidenza a cosa stare attenti quando si decide di realizzare un cappotto termico, e per non essere totalmente in mano al parere non disinteressato dell’impresa che esegue i lavori.

Spero che tu possa ricavare da questo articolo informazioni utili per non incorrere in errori del cappotto termico che potrebbero farti pentire di aver deciso di isolare la tua abitazione.

Il caso si riferisce a una consulenza, eseguita nel 2013, sulla realizzazione di un cappotto termico a quattro villette a schiera.

Fase 1: sopralluogo e studio dello stato di fatto.

Come capita frequentemente, i proprietari delle villette avevano già deciso di realizzare il cappotto, ma le motivazioni erano varie (condensa, riduzione delle bollette invernali, caldo eccessivo durante l’estate).

Le esigenze diversificate corrispondevano alla disposizione diversa delle quattro villette: essendo disposte a C ognuna aveva un orientamento diverso.

Nessuno ha pensato di eseguire prima uno studio di fattibilità, cosa che io invece consiglio sempre, quindi hanno deciso che la soluzione dei loro problemi sarebbe stato il cappotto termico.

Avevano bisogno, quindi, di un professionista che li guidasse nella scelta del materiale e dello spessore idonei al caso e che si occupasse delle pratiche in Comune e all’Enea, per ottenere la detrazione fiscale.

Partendo dalla considerazione che un materiale che va bene per proteggersi dal caldo, non è sempre in grado di riparare anche dal freddo, e che le villette avevano una corte centrale in comune, e di conseguenza condividevano anche delle porzioni di muratura, l’ideale sarebbe stata la scelta di un materiale uguale per tutti.

Dopo uno studio di fattibilità, i calcoli termotecnici e le varie consultazioni con i clienti, ho suggerito uno spessore adatto alle esigenze e in grado di rientrare nei limiti di legge per ottenere la detrazione fiscale.

È stato scelto però, un materiale che isola solo dal freddo, dato che il budget era ridotto e che doveva essere approvato da tutti i proprietari. Ho provveduto comunque a dare consigli su come risolvere in modo più naturale il problema del caldo nelle facciate a sud, ovvero con l’uso di schermi solari passivi.

Fase 2: progettare l’intervento

In genere, in base al supporto (ovvero il tipo di intonaco a cui fissare il cappotto) e a seconda di come è fatta la facciata, sono in grado di dare le indicazioni su come eseguire al meglio l’installazione dell’isolante.

Ma nel caso specifico, avendo di fronte più committenti, c’era l’esigenza di contenere le spese il più possibile, quindi i committenti hanno pensato di non coinvolgermi nella direzione dei lavori, ma di fare autonomamente.

Per direzione lavori si intende la presenza di un tecnico che controlla l’operato dell’impresa e da indicazioni affinchè il lavoro venga eseguito “a regola d’arte”.

Nel caso di cui sto parlando, mi sono limitata a dare indicazioni all’impresa prima dell’inizio dei lavori.

Fase 3: esecuzione dell’opera.

Solitamente durante i lavori frequento spesso il cantiere per verificare le varie fasi dell’installazione, oltre a dare indicazioni e consigli all’impresa per la corretta esecuzione dei lavori.

Un’installazione fatta male comporta problemi che si manifestano anche a distanza di anni.

Ecco alcuni esempi di errori del cappotto termico:

  •  se viene lasciato troppo spazio tra un pannello e l’altro, si crea un piccolo ponte termico che può portare alla segnatura dell’intonachino all’esterno, mentre dentro si può formare condensa;
  • se la colla viene stesa male o in quantità non adeguata si può verificare la diminuzione dell’efficacia del cappotto, nei casi più gravi anche la comparsa di visibili fessurazioni dell’intonaco esterno;
  • omettere la cura dei “punti deboli” del cappotto (porte, angoli, finestre) ossia quei punti in cui è necessaria più attenzione per dare continuità all’isolante, può portare all’insorgere di ponti termici.

Nel caso specifico in esempio, quando sono andata in cantiere per il sopralluogo relativo alla pratica Enea (e non in qualità di direttore dei lavori), ho notato che in corrispondenza delle spallette delle finestre l’isolante non era stato installato correttamente.

Chi fa da sé, paga per tre: gli errori del cappotto termico. [Foto]Si tratta di un particolare gestito male dall’azienda e comporterà dei problemi a livelli di efficienza del cappotto e, con il passare del tempo, dei possibili segni e fessurazioni dell’intonachino esterno.

Inoltre ho notato che l’isolante e i materiali presenti nel cantiere non erano della marca messa a preventivo (probabilmente hanno utilizzato brand meno costosi).

Questo scambio non è da sottovalutare: la marca che era stata messa a preventivo fornisce un’assicurazione e forma personalmente delle squadre con corsi sull’installazione corretta dei propri prodotti, mentre il brand riscontrato in cantiere non dà gli stessi servizi.

Ecco che per risparmiare qualche centinaia di euro si rischia di doverne spendere molte migliaia per riparare ai danni subiti o addirittura per doversi rivolgere a un legale per perizie, consulenze tecniche che dimostrino le proprie ragioni.

Purtroppo nell’esempio proposto il cappotto non è stato installato a regola d’arte e il tutto per aver voluto fare da soli, convinti di risparmiare.

Che ne pensi? Sei ancora convinto che fare da sé, affidarsi completamente a un’impresa per l’esecuzione del cappotto e non permettere a un professionista di fare il proprio lavoro, sia la cosa giusta?

Buona fortuna!

P.S.
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Scopri anche tu quali sono i 3 errori più comuni nella scelta di un cappotto termico e come evitarli:

• No a materiali scadenti che compromettono il corretto isolamento delle pareti
• Basta affidarsi a installatori e tecnici che non sanno quello che fanno
• No a problemi, sì a un sistema che ti permetta risparmiare e vivere bene


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